La Mercury, fin dall’inizio della produzione, cercò di diversificare i propri giocattoli creando degli oggetti sempre in metallo pressofuso divisi in gruppi definiti «ingegneria», «armi e tiro a bersaglio» e «giocattoli per bambine», da affiancare ai modelli di autovetture.
Successivamente apparvero gli aerei, le navi, trattati in altri capitoli di questo libro, e poi ancora treni, cassaforti, portachiavi, soldatini e altro.
Le armi ebbero sicuramente un grosso sviluppo e furono, con le pistole Pussy 22 e Mini22, l’unico gruppo di giocattoli alternativi alle auto ad avere una presenza negli ultimi cataloghi. I modelli presentati furono diversi, di svariate fogge e dimensioni, ma con un unico comune denominatore: permettere al bambino di «sparare» proiettili di tutti i tipi.
Troviamo così inizialmente una pistola e un fucile a molla costruiti interamente in metallo pressofuso che sparavano freccette in legno con ventosa in gomma e corredati di bersaglio, denominati «Precision». Poco dopo uscì una pistola, la «Center», con le stesse caratteristiche, ma con aspetto «tipo militare», che richiamava vagamente una Luger. Una confezione di lusso contenente i pezzi per comporre un fucile Precision a molla e una versione ad aria compressa dello stesso fucile che sparava turaccioli, completavano questa prima armeria della Mercury.
Nel 1950 apparve una interessante pistola «Triplex» che, corredata di due ghiere differenti, permetteva di sparare turaccioli, proiettili di materia plastica ovvero, come consigliato dalla casa, cilindretti di patata, e anche di lanciare getti d’acqua. Parallelamente la Mercury fece uscire una serie di pistole più tradizionali che producevano solo rumore, utilizzando o capsule di carta, e capsule rigate per armi da uno a sei colpi, o rotolini di capsule di carta da cento colpi: questa serie richiamava nelle forme il vecchio West e aveva di conseguenza nomi come «Sceriffo», «Texas», «Kansas».
Più tardi venne proposta una pistola che lanciava palline di plastica a ripetizione e denominata MD, presentata in una anomala scatola con scritte in inglese e francese pur non essendo espressamente nata per i mercati esteri.
Seguirono negli anni un bersaglio «Lastic», corredato da due pistole di plastica ad elastico che sembravano un giocattolo da bazar di scarsa qualità, venduto anche in confezione singola, e una graziosa pistola tascabile a un colpo denominata «Mignon», ma soprattutto, nella seconda metà degli anni Sessanta, la pistola «Pussy 22», il cui nome trae origine da Pussy Galore compagna di James Bond nel film Goldfinger. La «Pussy 22» nacque dalla volontà della direzione commerciale della Mercury di creare un prodotto che compendiasse delle caratteristiche eccezionali quali il realismo (assomigliava ad una Walther automatica), il caricatore da inserire nel calcio e la simulazione del rinculo. Per la realizzazione del prototipo si tenne all’oscuro il direttore tecnico dell’azienda e ci si rivolse all’esterno, interpellando una vera fabbrica di armi, la FAVS (Fabbrica Armi Val Susa). Il prototipo che era costato la bella cifra, per l’epoca, di 1.700.000 £, ottenne al salone del giocattolo di Milano un successo senza precedenti nella storia della Mercury, che si vide coprire di ordinazioni. Purtroppo una ipotizzabile resistenza interna nella produzione, e la povertà del materiale plastico impiegato per il calcio della pistola, determinarono un prodotto finito non all’altezza del prototipo presentato.
Pertanto non fu possibile sfruttare appieno il successo commerciale della Pussy 22, anche in considerazione dei cronici ritardi sulle consegne che portarono all’assurdo di evasioni di ordini per Natale effettuate il 31 dicembre. Dalla «Pussy 22» derivò la «Mini 22», che presentava la canna corta e il calcio modificato, diventando così una buona riproduzione della Walther PPK.
Nella categoria armi, l’azienda produsse inoltre nei primissimi anni cinquanta un robusto cannoncino gommato che sparava proiettili plastici, modello però già superato dalla concorrenza come la Britains inglese. Molto ingegnosa ed estremamente divertente era una mitragliatrice a manovella, uscita contemporaneamente al cannone, che lanciava raffiche di pallini o anche chicchi di riso.
Sempre sensibile al giocattolo di basso costo, la Mercury propose anche due deliziose microriproduzioni di una pistola e di un fucile apparsi in svariati colori e che, per il piacere dei bambini, grazie a una robusta piccola molla, tiravano con estrema precisione qualsiasi tipo di proiettile e soprattutto potevano facilmente essere nascosti in mezzo ai portapenne e ai libri di scuola. Questi micromodelli erano venduti in pacchettini di carta trasparente in confezione singola.
Dalla primissima produzione venne creata dalla Mercury una serie di giocattoli dedicati alle bambine che però si esaurì nella prima metà degli anni cinquanta. Essa comprendeva un importante campionario di bilance e bilancine che partono dalla piccola «Graziosa» a quattro pesini, alla «Nova» a 6 pesini in grammi, che permetteva pesate vere con buona approssimazione, per finire con la «Sovrana» a 8 pesini che poteva essere usata anche in cucina e che presentava dei piatti in plastica che ne rovinavano in parte l’estetica. Abbiamo inserito nell’elenco anche la bilancia «Astra», che in realtà era un vero articolo da casalinghi, la quale, assieme a una paletta per fritti, doveva rappresentare una diversificazione della produzione in questo specifico settore.
Molto interessante era una serie di mobiletti da cucina, interamente in metallo pressofuso, che presentavano diverse aperture di sportellini; ora questo giocattolo risulta di difficile reperibilità e in considerazione del fatto che i numeri di referenza immediatamente successivi non sono più stati utilizzati, si può presumere che l’azienda intendesse dare un seguito con mobiletti per altre stanze.
Furono inoltre prodotti due veri attrezzi funzionanti: un tritatutto e un torchietto per pasta che era accompagnato da tre dischetti a trafila che permettevano alle bambine di ottenere spaghetti, lasagne e trenette.
Vennero commercializzate anche due riproduzioni, in scale diverse, di una macchina per cucire, che restarono in catalogo per brevissimo tempo, il che le rende pressoché introvabili. Nonostante le ridotte dimensioni, girando la manovella posteriore si otteneva un realistico movimento dell’ago; la versione più grande disponeva di base in legno ed era corredata di decal Mercury.

[...continua]

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